R3M3MB3R | Riccardo Costantini Contemporary, Torino

R3M3MB3R è la mostra collettiva che inaugura giovedì 8 febbraio 2018 h. 18,00, negli spazi di Riccardo Costantini Contemporary a Torino – dal 8 febbraio al 10 marzo 2018.
In questa esposizione il tema della memoria è declinato attraverso la visione eterogenea, per temi e mezzi espressivi, di 8 artisti: Edoardo Hahn | Jins | Pablo Mesa Capella | Mario Pandiani & Markos Tsomidis | Francesco Pergolesi | Eleonora Roaro | Ray Smith | Santiago Ydanez.

Edoardo Hahn (Torino, 1962)
Nei suoi lavori non ha tanto importanza domandarsi in che misura le immagini rispecchino il mondo, ma piuttosto: cosa si può fare con le immagini?
Nelle sue opere il paesaggio diventa frattale, il suo significato impalpabile. Le sue fotografie sembrano fuggire dalla loro cornice e probabilmente dalla nostra stessa comprensione. Per lui la fotografia è frammenti di memoria che pian piano svaniscono.

JINS (Paolo Gillone – Torino, 1966)
Il suo lavoro è ben descritto dalle sue parole: “Da sempre sono dotato di scarsa memoria e disegno, in questa epoca così veloce, per non dimenticare… per ricordare i fatti della vita, le notizie, oggi di scottante attualità e domani già scordate da tutti. Dipingo i temi che più mi stanno a cuore, la mia vita personale, i miei pensieri ma anche e sempre di più, questioni legate al vivere moderno, alla contemporaneità, alla prepotenza e alla falsità dei mass media.”

Pablo Mesa Capella (Malaga, 1982)
I suoi lavori in mostra sono un mix fra scultura e piccola installazione: campane di vetro, sotto cui prende forma una sorta di paesaggio onirico e surreale i cui elementi, avvolti da un’atmosfera da favola, provengono dal mondo della natura. Mesa Capella usa lo spazio come una sorta di palcoscenico teatrale in cui protagonisti sono i personaggi ritagliati da fotografie d’epoca che sembrano riemergere dalla memoria in una nuova vita.

Mario Pandiani (Torino, 1957) & Markos Tsomidis (? – Grecia).
Le opere di Marco Pandiani e del suo misterioso alter ego Marco Tsomidis sono lavori di straordinaria originalità che prendono spunto dal romanzo di Jules Verne “20,000 leghe sotto i mari”. “Un viaggio tra quello che si cerca e quello da cui si fugge”, come dice l’artista. Come scrive suo fratello, lo scrittore Enrico Pandiani “[…] Quello che ci troviamo a interpretare, è un linguaggio che pensiamo di aver capito, soltanto per scoprire che non è così, che c’è sempre dell’altro. Tutto ciò che è stato si è accumulato e, ogni volta, si è ripresentato con una forma nuova. […]”

Francesco Pergolesi (Venezia, 1975)
Le opere in mostra sono parte della serie “Heroes”, un progetto fotografico che racconta e mette in scena artigiani e bottegai, ultimi baluardi di una società in estinzione. Nato nel 2013, è tuttora in continua evoluzione in varie parti del mondo. “Ho compreso che questi preziosi universi stavano sparendo, trascinati via da una misteriosa forza: una Nuova Era stava arrivando”. Afferma l’artista: “Prima che sia tardi, raccolgo frammenti di memorie che profumano di carta ingiallita e “Ceci n’est pas une pipe”, di fave appena colte che ascoltano discorsi e maldicenze di anziani pellegrini, seduti religiosamente su sedie di formica verde acqua, di stoffe conservate in bauli polverosi e mani sapienti che fendono tessuti nel cuore della notte, di candide nubi bianche in forni rosa antico come le dita dell’Aurora, di colla e segatura, germogli e spine aguzze, di buongiorno e buonasera per davvero!”

Eleonora Roaro (Varese, 1989)
Happily Ever After (2016 – in corso) è una collezione di fotografie vernacolari in bianco e nero legate al rituale del matrimonio occidentale realizzate in particolare tra gli anni ’40 e gli anni ’70. Le figure maschili sono state cancellate da queste immagini con uno smalto fucsia per le unghie, elemento tratto dall’immaginario femminile e impiegato in modo ironico. Questa operazione di damnatio memoriae se da una parte è una critica ai femminicidi e all’istituzione matrimoniale, dall’altra, mettendo in evidenza la ripetizione di situazioni e pose, propone una riflessione sull’omogeneità estetica di questo genere di fotografia. Il racconto delle singole nozze diventa così un racconto collettivo, in cui le donne sono le protagoniste.

Ray Smith (Brownsville, Texas, USA, 1959).
Le opere pittoriche del celebre artista americano appartengono alla serie Rush Hours. Sono ritratti sui generis in cui l’artista trasforma la morfologia di orologi da polso, attraverso un programma in dotazione alla NASA, previa esaustiva intervista ai loro possessori.
“Rappresentare il tempo delle cose, in funzione della loro vita insieme a noi, o viceversa,” significa poetizzare l’oggetto inserendo in esso un “tempo soggettivo, il tempo di una relazione”. Significa creare Ritratti oggettuali.

Santiago YDÁÑEZ (Jaén, Spagna, 1969)
Il lavoro pittorico in esposizione di Ydanez, uno degli artisti spagnoli fra i più importanti della sua generazione, prende spunto da una fotografia d’epoca, ritratto di una donna tedesca del periodo Nazional-Socialista. Un sottile ed elegante stratagemma per portarci a riflettere sui recenti rigurgiti nazi-fascisti che stanno colpendo la nostra Europa e non solo. L’artista, che ha vissuto a Berlino, ha prodotto una serie di lavori, di cui fa parte l’opera in mostra, per non permetterci di dimenticare…

via Giolitti, 51 – Torino
8 febbraio – 10 marzo 2018

da martedì a sabato ore 11.00 – 19.30.
Lunedì e domenica chiuso.
Riccardo Costantini Contemporary
t. +39 011 8141099 | +39 348 6703677
info@rccontemporary.com